Ludopatia (2)

Quando la passione per il gioco nutre più gli eccessi e le tensioni che le tasche, in questo caso degli anziani. Torniamo a parlare di ludopatia e delle trame patologiche causate dall’azzardo e dintorni, includendo giochi on line, lotterie e tipologie di “ gratta e vinci”. Per farlo ci affidiamo ancora alla forza dei numeri e delle ricerche compiute nel settore, tra queste il lavoro portato a termine a Torino da parte del Gruppo Abele sotto l’egida dell’Auser. Qui l’indagine ha analizzato un campione di 1000 soggetti over 65 anni estrapolati da 15 regioni italiane ( per buona parte pensionati e un quarto del quale senza famiglia) scavando appunto nel il rapporto tra anziani e gioco d’azzardo. Il primo dato indica che il 70% avesse giocato almeno una volta d’azzardo nell’arco dell’anno ma la metà di questi lo fa ora abitualmente, pur senza incappare in problematiche comportamentali. Attenzione, la ricerca rileva tuttavia che un buon 14% è legato ad “abitudini fortemente a rischio” mentre un 16% abbondante si traduce in un problema di “ gravità elevata”. Detto altrimenti, pare che in Italia un anziano su 3 può avere problemi legati a gioco patologico, indice quindi di possibili debiti, marginalità sociale, rischio di usura e di eventuali comportamenti illegali. E non è tutto. La ricerca ha posto l’accento anche su un dilemma sottoposto in termini di quesito, ovvero l’azzardo è un gioco?: “ Non lo è – ha sottolineato Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, interpellato alla luce della ricerca – e questo concetto dobbiamo martellarlo nella testa di qualcuno, dobbiamo infatti chiedere alla politica di fare in fondo la propria parte, fino a diventare – ha aggiunto – se necessario anche una spina nel fianco dei nostri politici. Non è infatti raro – ha ribadito Don Ciotti – che situazioni del genere possano anche portare al suicidio”.

Già, i politici e lo Stato. Sempre dati alla mano, in Italia gli introiti del gioco consentirebbe allo Stato di incassare tra gli 8 e i 9 miliardi di euro ogni anno. Bottino niente male quindi, in grado di “oscurare” le falle nella rete sociale degli anziani: “ La possibilità di scegliere i numeri del Lotto, di grattare un biglietto o lanciare un dado fa credere all’anziano di possedere la competenza illusoria di influenzare l’esito del gioco – spiega Mauro Cauzer, psicoterapeuta e portavoce dell’ARIS, Associazione Ricerca Studi Interventi sull’Invecchiamento – la presunta capacità di poter vincere lo fa sentir superiore rispetto ad altri giocatori, dando un effimero senso di autostima, destinato tuttavia a naufragare all’arrivo dei risultati. Ci troviamo quindi al cospetto di un ottimismo irrealistico”.

Fonte: Vita Nuova

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