Ludopatia

Per qualcuno il gioco è bello soprattutto se dura a lungo. Chiedere ai molti, troppi anziani che albergano all’interno dei recenti rapporti stilati dalla FIPAC ( Federazione Italiana Pensionati Attività Commerciali) dando vita ad allarmanti dati nazionali legati alla ludopatia, la dipendenza dal gioco d’azzardo. Numeri alla mano, pare che gli anziani giochino complessivamente 5,5 miliardi di euro, ovvero 3.200 all’anno, 266 al mese. Vizio o semplice passatempo? Il dibattito è sempre aperto e i confini spesso labili ma di fatto, sempre stando alle indicazioni fornite dalla FIPAC, un anziano su quattro appare vittima della ludopatia. La fascia maggiormente interessata è quella che racchiude soggetti tra i 65 e i 75 anni, quasi 7 milioni di pensionati attivi e di questi il 23,7% si configura interessato al fenomeno del gioco. Piuttosto ricco tra l’altro lo scenario che offre l’approccio alla “perdizione”, considerando una varietà di teatri che spazia dalle ricevitorie e tabaccherie ( 44,9%), ai bar (24%) e i centri commerciali ( 6,4%). Il Casino resta quindi una sorta di “casa madre” ma non necessariamente abitabile, considerando che anche in casa, magari on line, il gioco è fatto (8%)

Nutrito anche il ventaglio dei tavoli su cui cimentarsi. La preferenza va ancora al Lotto e al Superenalotto ( 30%) ma il Gratta e Vinci non demorde, anzi, piazza il 26% inseguito a distanza da Totocalcio, Giochi di carte, Slot e Video lottery. Molti numeri e diverse ipotesi. Sotto la voce ludopatia/anziani concorrono vari fattori, legati alla solitudine, all’emarginazione sociale e al più scontato tema della precarietà economica. Guarire è possibile, certo, ma quali sono i sintomi che chiamano in causa la vera patologia? Sono diversi ma traducibili solitamente nell’affanno nel dover procurare somme da investire al gioco ( in tutti i modi) nello stato di irritabilità umorale quando si è lontani dal gioco e dall’alterazione dei rapporti sociali, specie all’interno del nucleo di famiglia: “ In particolare per gli anziani – sottolinea lo psicologo Mauro Cauzer, membro dell’ARIS, l’Associazione Ricerca Interventi Studi sull’Invecchiamento – c’è la ricerca di emozioni forti e di una eccitazione per forme di piacere che si sono quasi estinte. Senza contare – aggiunge lo specialista – la possibilità di mitigare le proprie ansie riguardo ai problemi economici della vita. Il tutto – conclude Cauzer – sostenuto dalla speranza che Fortuna, vissuta come una “buona madre”, possa compensare per tutte le perdite subite”.

Fonte: Vita Nuova

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