Solidarietà

Oltre il concetto della pura carità, al di là della “semplice” pratica del volontariato. Parlare di solidarietà presuppone ben altro, specie se concepita sul fronte del rapporto tra varie generazioni, e trascende l’analisi di un esercizio all’insegna delle “buone azioni” tra percorsi dove spesso è arduo distinguere i codici propri del buonismo e dell’altruismo. In chiave di definizione, la solidarietà preclude intanto un “ legame tra persone all’interno di un gruppo, ed esige di essere accompagnata da una serie di illustrazioni che ne definiscano le ragioni e il contesto in cui si sviluppa..”. Come dire, una certa valutazione di ordine etico può e deve anticipare il tema della solidarietà, in quanto tale concetto vive e prospera spesso anche in contesti anomali, vedi il principio da seguire tra membri all’interno di un clan criminale dando vita alla saga del “Codice d’onore”, criterio di assoluta solidarietà.

No, respirare il cuore della solidarietà implica l’abiura di confini settari e di pericolose esclusioni e punta piuttosto all’abbraccio di una ricerca di giustizia. Vediamo cosa indica la Dottrina Sociale della Chiesa: “ La solidarietà non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone, vicine o lontane. Al contrario è la determinazione ferma e perseverante per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno. Perché tutti siamo veramente responsabili di tutti” ( Giovanni Paolo II, Sollecitudo rei socialis, n.40)

Già, la responsabilità. L’approccio ad una vera forma di solidarietà sociale passa attraverso a tale processo e mette in ballo impegno, dovere, attenzione, temi da coniugare alla cultura del dono, alla gratuità, all’anelito ai diritti umani e istituzionali. Magari meno elemosina ma più sentimento, nel servizio e nella testimonianza. I punti di forza sono questi e risaltano nella delicata fase che prevede la solidarietà tra generazioni, dove l’incontro/scontro è in agguato e l’approccio tra le parti spesso profuma proprio di “vaga compassione”.

Solo utopia?: “ Molti auspicano la solidarietà tra le generazioni ma la realtà spesso è diversa – sottolinea Mauro Cauzer, psicoterapeuta e portavoce dell’ARIS, l’Associazione Ricerca Studi sull’Invecchiamento – Ad esempio il livello occupazionale mette spesso i giovani contro gli anziani ritenuti rei di non “cedere” i posti di lavoro o banalmente, anche nella quotidianità di scena sui mezzi di trasporto possiamo assistere ad anziani che inveiscono contro i giovani e il presunto ingombro dei loro zaini”. Una solidarietà generazionale da inventare in trincea?: “ No di certo – concorda lo specialista – Un modello concreto proviene dai nonni, quando accudiscono i nipoti contribuendo ad un notevole risparmio per i figli. Non è naturalmente solo un fatto di economia – conclude Cauzer – l’obiettivo è superare lo stereotipo sulle persone anziane, rivalorizzare il loro patrimonio di esperienza e farne delle forme di solidarietà. Valida e socialmente utile”.

Fonte: Vita Nuova

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