Ricercatori

2016

Venerdì 10 giugno ore 17.30 in via S. Francesco 36 ( 1° piano ),sede dell’A.R.I.S., la prof.sa Rita Moretti dell’Università di Trieste e la dott.sa Antonia Fumarola, psicologa, hanno tenuto una conferenza dal titolo “Diagnosi precoce di demenza “ con il patrocinio dell’Ordine dei Medici della provincia di Trieste.

Date le grosse difficoltà terapeutiche per la cura delle varie forme di questa malattia, la diagnosi precoce è assolutamente necessaria e utile per ottenere l’accesso ai trattamenti, ai servizi e ai supporti attualmente disponibili, farmacologici e/o psicologici.

In particolare questa conferenza è indicata ai medici di medicina generale che spesso devono affrontare dei sintomi non facilmente individuabili.

Ne deriva che l’esame neuropsicologico rappresenta una tappa fondamentale nella valutazione diagnostica del paziente con sospetto deterioramento cognitivo, ai fini sia di prevenzione che di diagnosi differenziale da altre condizioni mediche o psicologiche.

Per questi motivi, l’A.R.I.S., con il supporto della Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali, ha elaborato una batteria di test per indagare le funzioni cognitive generali ed individuare delle difficoltà che possono essere un indice di uno stadio iniziale di deterioramento cognitivo.

Abbiamo così ottenuto uno strumento che possa essere breve nella somministrazione ma sensibile ai primi segnali della maggior parte di demenze.

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2014

L’ARIS proponendosi di fare di Trieste, la città italiana con una popolazione tra le più vecchie d’Italia, una città-laboratorio per delle ricerche sulle persone anziane per individuare modelli da esportare nel resto del nostro paese che, nei prossimi 30 anni, dovrà affrontare grosse tematiche legate all’invecchiamento, ha effettuato uno studio sulle stime cognitive degli anziani. Nell’estate del 2014 alcuni dei soci dell’Associazione 50%Più (per l’esattezza 250, provenienti da tutta l’Italia ) che erano in vacanza presso il villaggio iGV Club Santaclara in Sardegna sono stati coinvolti in questo studio. E’ stato proposto loro un questionario da compilare da soli (in forma anonima) di circa 10 pagine in cui dovevano rispondere a varie domande. Le domande richiedevano di fare delle stime. Stime che riguardavano conoscenze che fanno parte del bagaglio culturale che più o meno tutti abbiamo o che facilmente possiamo recuperare in base alle conoscenze che già abbiamo. Per esempio stimare la lunghezza di un neonato o quanti tasti ha un pianoforte. Quello che è emerso da questo studio è che questa capacità di stima non varia particolarmente con l’età ma dipende molto dal livello di scolarità e dal genere. Sostanzialmente, anche se con il passare degli anni si ha sempre più difficoltà con alcuni aspetti delle nostre funzioni cognitive, il fatto però di avere un buon bagaglio di conoscenze ci aiuta a compensare queste difficoltà. Quindi la capacità di prendere decisioni è influenzata più da quante conoscenze abbiamo e se siamo uomini o donne, ma non particolarmente da quanti anni abbiamo. Quello che è emerso da questo studio è molto interessante e apre la strada a ulteriori domande e approfondimenti. Considerando il tipo di studio, in questione, che è correlazionale, sicuramente non si possono trarre delle conclusioni certe. Gli studi correlazionali non permettono di interpretare in maniera univoca i dati raccolti e di escludere altre spiegazioni. In ogni caso, però, avere delle indicazioni generali ci permette di pensare a ulteriori studi che andranno ad indagare in maniera più precisa questo argomento. Per esempio utilizzando altri compiti che vadano a verificare ulteriori processi cognitivi che possono essere coinvolti nel processo di decisione.

Nella rivista Neurobiology of Disease troviamo “AD-linked, toxic NH2 human tau affects the quality control of mitochondria in neurons” con co-autore la R. Bussani.

2013

Una nuova ricerca della nostra socia, prof. Bussani Rossana, in collaborazione con l’ U.C.O. Anatomia Patologica dell’Università di Trieste e con il supporto del prof. Furio Silvestri, Presidente dell’A.R.I.S., è stata pubblicata sull’American Heart Association Journal, October 2013, con il titolo “ Long-Term Evolution and Prognostic Stratification of Biopsy-Proven Active Myocarditis”.

Inoltre è uscito il volume “Cardiac Tumor Pathology”, Human Press, in cui c’è il capitolo “ Cardiac Metastases “ dei soci F. Silvestri, G. Sinagra, R. Bussani.

2011

Una ricerca è stata effettuata su materiale autoptico di regioni specifiche dell’encefalo e del midollo spinale di 60 pazienti affetti da malattia di Alzheimer e da processi degenerativi del Sistema Nervoso Centrale. Il danno sinaptico è il substrato patologico meglio correlabile al declino cognitivo nella malattia di Alzheimer umana [AD] e la disfunzione mitocondriale è uno degli eventi causali più precoci coinvolti nella genesi e nell’evoluzione di questo disordine neurodegenerativo. La ricerca, la più vasta al mondo su esseri umani,ha lo scopo di studiare l’evoluzione biologica e le cause dei processi degenerativi del sistema nervoso centrale (Alzheimer, Parkinson, demenze senili ). Tale ricerca prosegue ciò che è stato pubblicato nell’articolo “Interaction between NH(2)-tau fragment and Aß in Alzheimer’s disease mitochondria contributes to the synaptic deterioration” sulla rivista specializzata Neurobiology Aging,2011,Sep 27 e viene continuata dalla nostra socia, prof. Bussani Rossana, in collaborazione con l’ U.C.O. Anatomia Patologica dell’Università di Trieste e con l’Istituto di Farmacologia Transnazionale-CNR di Roma. I dati sinora ottenuti sono di rilevante interesse e vertono sull’evidenziazione di precisi settori disfunzionali nei neuroni che vanno incontro a degenerazione nei pazienti affetti. Recentemente si è anche rilevato il ruolo neurotossico di piccoli frammenti proteici che agirebbero in modo selettivo su alcuni organelli delle cellule cerebrali riducendone in modo significativo la funzionalità.